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Torsione di stomaco: la storia di Otto

Otto, anziano cane di 14 anni, viene portato in visita di urgenza un Venerdì notte, dopo che i suoi padroni avevano chiamato il nostro servizio di reperibilità notturna.

La sintomatologia è caratterizzata da difficoltà respiratorie, gonfiore all’addome ed estremo abbattimento. Alla visita clinica ci accorgiamo subito dell’estremo gonfiore della fossa del fianco ma gli esami del sangue dimostrano solo una disidratazione.
Eseguiamo una radiografia al torace che ci mostra il reperto a “c rovesciata” tipico della torsione di stomaco. In questi casi di medicina d’urgenza non va perso tempo, la diagnosi c’è e si sa cosa fare: decomprimere immediatamente lo stomaco che è pieno d’aria come fosse un palloncino.
La procedura serve a diminuire la pressione che lo stomaco dilatato esercita su tutti gli organi addominali, anche sui grandi vasi sanguigni che hanno il compito di riportare il sangue al cuore.Si esegue piantando un ago attraverso la pancia fin dentro lo stomaco. Il rischio in questi casi è un ridotto ritorno venoso.
Una volta decompresso lo stomaco va riposizionato nella sua normale topografia. In questo momento l’esofago è rigirato, come fosse un panno lavato e strizzato: con una sonda dalla bocca si tenta di farsi strada ed entrare infine nello stomaco. Se questo accade molto probabilmente la torsione è risolta. Purtroppo questo non era il caso del nostro Otto.
Dovevamo intervenire con la chirurgia.
Le problematiche della chirurgia erano in primis anestesiologiche: la pressione del sangue doveva essere mantenuta entro parametri di normalità. Per far questo abbiamo somministrato sostanze che agendo sui vasi sanguigni hanno normalizzato il quadro pressorio.
All’apertura dell’addome la situazione è apparsa drammatica: la parete dello stomaco a livello della grande curvatura era molto malata e il colore era blu/violaceo.
Di solito in questi casi o si procede ad asportare la parte malata, ma ciò avrebbe voluto dire togliere i 2/3 dell’organo, o ad invaginare la parte stessa.

Il dott. Pesaresi ha optato per quest’ultima, e non molto praticata, tecnica.
Questa si basa sul presupposto che suturando verso l’interno la parte malata (come rivoltare un calzino) lo stomaco oltre a digerire il cibo che riceve digerirà nel tempo anche parte di se stesso, cioè la parte di organo invaginata. I punti critici dell’operazione risiedono nel fatto che lo stomaco, nella parte invaginata, inizierà a digerire sé stesso e anche i punti di sutura che ne mantengono l’integrità.
Se ciò accadesse l’animale potrebbe andare in peritonite.
L’altro punto critico riguarda l’impossibilità di prevedere come avverrà la digestione e quindi valutarne i risultati per l’organo.
Il nostro “vecchietto” supera alla grande la chirurgia e la prima notte di degenza.
La terapia per aiutarlo prevede la somministrazione di tre antibiotici e due gastroprotettori, ma a causa dell’età questo comporta l’aumento delle transaminasi del fegato e i parametri renali.
Interveniamo anche in questo caso con una terapia opportuna per aiutare questi importantissimi organi a riprendere la loro corretta funzionalità.

Otto sarebbe deceduto quella notte se il nostro servizio di reperibilità non avesse risposto al telefono.

Altrettanto positivo è stata la reazione alla chirurgia che ha avuto l’animale, dimostrando che non sempre è vero il luogo comune che vuole evitare interventi e anestesie per cani troppo anziani.

Infine, altra importante componente dell’ottimo risultato raggiunto, è stata la capacità del dott. Pesaresi di intervenire con una prassi non comune dimostrando competenze e professionalità.
Tutti questi elementi hanno concorso per salvare la vita del nostro amico Otto e permettergli di vivere ancora una vita piena insieme ai suoi padroni.